venerdì 10 marzo 2017

2. Al Tappeto

Altro ancora by The Old Flynn su The TOF Spot e The Auld Blogge: Mike Flynn's Journal!




Nota del Traduttore: I brani con lo sfondo azzurro sono traduzioni dalla traduzione inglese, non essendo riuscito a rintracciare le fonti in lingua italiana. Chiunque me le fornisse sarebbe di grande aiuto.


Nel Post Precedente

che può essere trovato qua, abbiamo visto che il sistema dell'universo geocentrico/geostazionario non solo non era irragionevole, ma era pure quello in migliore accordo con le conoscenze empiriche disponibili. Inter alia, potevate vedere che le stelle e i pianeti si muovono intorno alla Terra!


D'Oresme minò quella evidenza nel 1377 nel suo Livre du ciel et du monde, con un argomento sulla relatività dei sistemi di riferimento. Sia che la Terra stia ruotando e i cieli stiano fermi che viceversa, tutto sembrerebbe uguale. Propose anche un "moto comune" per ribattere all'Argomento dei Venti. Nessuna di queste argomentazioni era conclusiva e a d'Oresme mancavano gli strumenti che potessero fornirgli una migliore comprensione degli arnesi del mestiere (inerzia, forze, ...) che gli avrebbero permesso di inquadrare il problema.


Il maggior ostacolo per la rivoluzione terrestre era la mancanza di parallasse stellare. Copernico (fra gli altri) propose che le stelle fossero in realtà estremamente lontane cosicché la parallasse sarebbe stata troppo piccola per essere vista ad occhio nudo. Ma questo era salvare un'ipotesi indimostrata buttando lì una seconda ipotesi indimostrata. Le stelle non potevano essere distanti come richiedeva il copernicanesimo, perché in tal caso, dato il loro disco visibile, la semplice proporzione richiedeva stelle di tale enorme dimensione da far impallidire il sistema solare. Tycho (fra gli altri*) pensava questo fosse assurdo, visto che richiedeva un'intera classe di nuove entità. I copernicani rispondevano dicendo "Potere di Dio!" “Che importa quanto sono grandi le stelle?” scrisse Christoph Rothmann, perché un infinito Dio Creatore è ben più grande.


(*) fra gli altri. Poco nella storia della scienza è dovuto ad Una Sola Persona. Non c'è un "Padre di..." questo o quello. Quelli che ottengono il merito sono tipicamente fortunati, più astuti nelle pubbliche relazioni, o si ergono sulle spalle di qualcuno. I migliori, come Newton, ve lo diranno.


Notate, en passant, che era il fatto che la Terra fosse stazionaria che contava, non che fosse 'al centro'. Gli antichi e [specialmente] i medievali vedevano la Terra come nel punto più basso dell'universo, la posizione più ignobile. Ecco perché il copernicanesimo era supportato dagli umanisti ma avversato dai fisici. Elevava la Terra (e gli esseri umani) in una posizione più alta nel creato.




1. I Magnifici Sette.

Ora, nel caso non stiate tenendo il conto con le dita, agli inizi del '600 c'erano non meno di sette modelli sul ring:
  1. Eraclideo. Geo-eliocentrico. Mercurio e Venere girano intorno al Sole; tutto il resto gira intorno alla Terra.
  2. Tolemaico. Geocentrico, Terra stazionaria.
  3. Copernicano. Eliocentrico, circonferenze pure con un sacco di epicicli.
  4. Gilbertiano. Geocentrico, Terra ruotante (proposto da William Gilbert nel De magnete).
  5. Ticonico. Geo-eliocentrico. Il Sole e la Luna ruotano intorno alla Terra; tutto il resto intorno al Sole.
  6. Ursino. Ticonico, con una Terra ruotante.
  7. Kepleriano. Eliocentrico, con orbite ellittiche.
La Fisica ha a che fare con le proprietà astratte dei corpi fisici; la Matematica, con le proprietà astratte di corpi ideali.
(I Moderni trattano Keplero come una piccola postilla a Copernico. Ma gli astronomi del tempo consideravano l'astronomia ellittica di Keplero come un modello separato e in competizione con quello di Copernico.)


Ad aspettare al varco tutti questi c'era la Fisica Aristotelica, che non aveva giustificazioni per gli epicicli ed altre baracconate dell'astronomia Tolemaica e Copernicana, per la Terra che gira come una trottola dei modelli Gilbertiano ed Ursino, per la centralità del Sole dei modelli Copernicano e Kepleriano, o per i fronzoli dei modelli Eraclideo, Ticonico o Ursino. I nobili fisici, che erano, sapete, scienziati, guardavano dall'alto in basso i semplici astronomi, che erano soltanto matematici.


A questo punto della nostra storia, Tolomeo è ancora in testa. Tycho ha pochi aderenti. Copernico ha ancora meno aderenti (perlopiù umanisti, non astronomi), e la maggior parte di coloro che lo adottano lo fanno su basi strumentaliste. Nessuno riesce a dare un senso ai calcoli di Keplero. Ursus e Gilbert sembrano bloccati alla linea di partenza, visto che la loro Terra ruotante è un ostacolo significativo.
Nel caso vi foste dimenticati: un confronto fra i modelli Tolemaico e Copernicano come disegnati da Stahlman e riportati in de Santillana; pp 83-84 (Ed. it.).


Poiché l'astronomia era (come l'ottica e la musica) una branca specializzata della matematica, non c'era una ragione irresistibile per cui artifizi matematici come la centralità del Sole o gli epicicli dovessero essere fisicamente reali. Tutto ciò che era necessario era che i calcoli dessero previsioni accurate. Ma con l'ascesa del bula bula mistico platonico – l'eleganza matematica implica la realtà fisica – anche i Tolemaici stavano iniziando a pensare in termini fisici.


Gli Aristotelici erano consapevoli di quella che noi adesso chiamiamo la Tesi di Duhem-Quine, e sapevano che più modelli incompatibili possono spiegare gli stessi identici dati.


Il modello Ticonico, basato com'era su roboanti nuove misurazioni, spazzò via il modello Eraclideo. Uno a terra, sei ancora sul ring! Ma per decidere fra i rimanenti non servivano semplicemente nuovi dati, bensì nuovi tipi di dati.


2. La Lente che Vede Lontano

Prima dei telescopi. Quelli antiscientifici dell'antiscientifica Chiesa Cattolica hanno abilmente costruito le loro chiese includendovi osservatori solari. Questi proiettavano l'immagine del Sole su 'linee meridiane' come questa qui che mostra un'eclissi solare a S.Maria degli Angeli a Roma (foto di Mario Catamo)
1608. Gli astronomi da Hipparco a Tycho Brahe erano stati in grado di valutare solo la posizione, il movimento, la luminosità e la dimensione delle stelle e dei pianeti. Tutto questo cambia quando Hans Lipperhey presenta un occhiale al Principe Maurice dell'Olanda nel 1608. Lipperhey esortò a tenere i cannocchiali segreti per via del loro potenziale militare. Come no. Erano stati mostrati ad un incontro pubblico a cui era presente persino l'ambasciatore della lontana Thailandia. Ne circolano descrizioni a destra e manca e ben presto tutti in Europa stanno cercando di ottenerne uno.


Nel 1608, la gente sperimenta con le nuove lenti concave, e cannocchiali giocattolo saltano fuori alle fiere per il divertimento dei bambini. Il deliziosamente battezzato Johann Philipp Fuchs von Bimbach, capo consigliere politico di Joachim-Ernst, Margravio di Ansbach, visita la fiera autunnale di Francoforte dove un venditore ambulante olandese gli propone di comprare un occhiale. (Questo due settimane prima che Lipperhey presentasse il suo a Den Haag.) Lo strumento ha lenti incrinate e il prezzo è esorbitante, quindi Fuchs von Bimbach rifiuta l'acquisto; ma al suo ritorno ad Ansbach parla dell'evento all'astronomo di corte, Simon Mayr (a.k.a. "Marius"), e fa uno schizzo della disposizione delle lenti. Non riuscendo ad ottenere lenti adatte nella locale Nürnberg, importano un occhiale dall'Olanda. (Successivamente compreranno lenti superiori a Venezia e costruiranno il proprio telescopio.)


Luglio 1609. Galileo, un professore di matematica a Padova, nella Repubblica di Venezia, scopre di questi telescopi giocattolo ad una fiera veneziana. Si fionda a procurarsene uno, ma il venditore se ne era già andato. Tuttavia, Galileo è un abile smerigliatore di lenti che vende occhiali da vista per arrotondare, quindi decide di 'giocare a modo suo' e 'i cannocchiali che costruisce sono fra i migliori'. (Keplero gli scriverà per chiedergliene uno, ma Galileo come sua abitudine non risponderà. Galileo darà un telescopio all'Elettore di Baviera; l'Elettore a sua volta lo concederà a Keplero a Praga. Keplero, anche lui esperto nell'ottica, infine progetterà un modello superiore.)


La gente punta i propri cannocchiali verso il cielo e l'Era della Gulp-Wow-Guarda! Astronomia comincia.


Tom Harriot e il suo Diario Segreto
5 Agosto 1609. In Inghilterra, Thomas Harriot inizia a fare schizzi della Luna usando un occhiale, e come da buona tradizione degli eccentrici inglesi riporta tutto meticolosamente nei suoi diari – e non si preoccupa di parlarne mai a nessuno.


Uno degli astronomi gesuiti a Roma, Giovan Paulo Lembo, indipendentemente nota le irregolarità della superficie lunare (e la composizione stellata della Via Lattea e delle Nebulose) usando un telescopio che ha costruito egli stesso.
(*) Rowland, Wade 2001, p. 108


I'll be Doge-gone! Sperando in un finanziamento pubblico, Galileo presenta l'occhiale al Doge.
Nello stesso mese, Galileo presenta un occhiale al Doge ed al Senato di Venezia, riuscendo a dare l'impressione di averlo inventato lui. (Aveva costruito questo qua le sue stesse mani.) Come ricompensa, riceve un cospicuo stipendio dal governo, ma quando il Senato scopre che tutti in Europa avevano già il "segreto", mette un tetto al suo salario – a vita. Galileo, per ripicca, va a Firenze ad adulare il Gran Duca. Non usa l'occhiale fino ad almeno un paio di mesi più tardi, ben dopo Harriot e Marius.


Galileo vede la Luna, e la disegna con l'occhio di un artista.
30 Nov. 1609. Galileo osserva la Luna con un occhiale dal 30 Nov. al 18 Dic., ma a differenza di Harriot, che aveva “visto” la Luna solo come un disco piatto, Galileo è stato formato anche come artista e le ombre lo portano immediatamente a vedere l'immagine come tridimensionale. (Il chiaroscuro era un'arte perlopiù sconosciuta nell'Inghilterra di Harriot.) La Luna ha delle cavolo di montagne! C'è dell'ironia nel fatto che è l'artista in Galileo, non lo scienziato, che rende possibile la scoperta.


Vedere montagne sulla Luna non era semplice questione di guarda-eccole lì. Allora le immagini dal telescopio non erano così chiare, né avevano un grande campo visivo. Wallace discute il processo di ragionamento di Galileo in The Modeling of Nature (Wallace 1996) pp. 334-336.
Dettaglio: Immacolata, di Cigoli, 1611. Affresco.
Parlando di artisti, l'amico di Galileo Lodovico Cigoli ritrarrà la Luna come irregolare e butterata in un affresco che dipingerà proprio l'anno successivo. È un dipinto di Maria vestita del Sole e in piedi sopra una Luna piena di crateri, ed è nella cappella Paolina in Vaticano.


Annus Mirabilis

7 Gen. 1610. Galileo scopre le prime tre lune di Giove. Un cavolo di giorno dopo, Simon Marius, astronomo di corte ad Ansbach (Franconia), le scopre indipendentemente. (La quarta luna, che era nascosta, sbucherà fuori poco dopo.) Ciò successivamente causerà guai. State in attesa.


Mar. 1610. Mentre Marius continua a fare scrupolose osservazioni, Galileo nomina le lune le Stelle Medicee come il Gran Duca Cosimo dei Medici e i suoi fratelli (Cosimo, Francesco, Carlo, e Lorenzo) e corre a far stampare il suo Sidereus Nuncius* con la benedizione di Sua Altezza Serenissima. Per qualche folle coincidenza questo gli guadagna la nomina come filosofo di corte del Duca e un salario dai Medici. Misteri della vita.
(*) Sidereus Nuncius si può tradurre sia come L'Annunciatore Celeste sia L'Annuncio Celeste.


La nomina a filosofo fa saltar la mosca al naso ai veri filosofi. Galileo è solo un mathematicus e non possiede un dottorato.


Il libro sfonda le classifiche.


Johnny Kepler: Vorrei tanto avere uno di quei tubi da osservazione. Magari me ne posso fare uno....
19 Apr. 1610. Galileo manda una copia del suo Annunciatore Celeste a Keplero per sollecitare un po' di pubblicità e Keplero risponde con Dissertatio cum Nuncio Sidereo (Dissertazione sull'Annunciatore Celeste), avallando le scoperte di Galileo [nonostante Keplero stesso non abbia ancora un telescopio] e speculando sulle implicazioni delle nuove scoperte per l'astronomia e l'ottica come per la cosmologia e... l'astrologia.
Mio caro Galileo, devo raccontarvi cosa è successo l'altro giorno. Il mio amico il [meravigliosamente battezzato] Barone Wakher von Wachenfels è venuto alla mia porta ed ha iniziato ad urlare con eccitazione dal suo carro: 'È vero? È proprio vero che costui ha scovato stelle che si muovono intorno ad altre stelle?'
-- Citato in de Santillana (1955) p. 10
Montagne lunari? Lune gioviane? Urrà per Copernico! Abbasso Tolomeo!
Ma che Giove abbia Lune non prova che la Terra giri intorno al Sole. Prova soltanto che non tutto gira direttamente intorno alla Terra – e Tycho aveva già affrontato la questione. (Se ci pensate un attimo, le lune di Giove stanno su epicicli!) Il problema fisico è meno sulla posizione delle Terra e più sul suo moto.


Chris Clavius. Ringraziatelo la prossima volta che usate un calendario.
Christoph Clavius è piuttosto soddisfatto. È direttore del Collegio Romano dei Gesuiti - - il primo istituto in Europa per la matematica avanzata – ed ha garantito la vittoria (usando il modello Tolemaico!) del calendario Gregoriano. (Ci regalerà anche il cratere che fa da set per 2001: Odissea nello Spazio.) C'è stato un movimento fra i fisici per restaurare la cosmologia aristotelica puramente omocentrica, e Clavius considera gli Aristotelici una minaccia pari a quella dei Copernicani.


I gesuiti Odo van Maelcote e Giovanni Paolo Lembo hanno fatto le loro osservazioni telescopiche ancora prima che Galileo pubblicasse il suo opuscolo. Lembo sa che il suo telescopio non è abbastanza potente da confermare o respingere le affermazioni di Galileo e prova a costruirne uno migliore, ma fallisce nel tentativo di smerigliare e pulire le lenti necessarie – un problema che sarà una spina nel fianco per molti dei pionieri del cannocchiale.




Le scoperte di Galileo – se confermate – sono un pugno sul naso ad Aristotele, ma non sfiorano di un capello l'astronomia Tolemaica. Ma provate a spiegarlo a Galileo.


L'Ultimo Urrà di Claudio Tolomeo.



Tolomeo sbotta: Ma porca... Però mi son preso le mie soddisfazioni!
Sett. - Dic. 1610. Il colpo del K.O. arriva ad inizio autunno. In questo periodo Galileo, Marius, Harriot e Lembo osservano le fasi di Venere, e scoprono che Venere passa dietro al Sole.


Ott. 1610. Keplero dice a Galileo che molti che guardano attraverso i cannocchiali (p.e. Martin Horky) non hanno visto le stelle Medicee. Galileo sta forse prendendo tutti in giro? Ma altri astronomi stanno già facendo le stesse scoperte. Harriot in Inghilterra vede le lune di Giove ad Ottobre, come fa Keplero usando lo strumento che gli è stato prestato. Keplero pubblica le sue stesse osservazioni telescopiche delle lune nella Narratio de Jovis Satellitibus, chiamandole 'satelliti'.


Nov. 1610. De La Vette e De Peiresc vedono le lune da regioni diverse della Francia.


Dic. 1610. Christoph Grienberger,* il docente anziano di Matematica al Collegio dopo Clavius (e ben presto suo successore) era assente al tempo della pubblicazione dell'opera di Galileo. Adesso ritorna a Roma e lui e Lembo costruiscono uno strumento adatto a confermare le affermazioni di Galileo. Padre Clavius scrive immediatamente al suo amico per informarlo di questa vitale conferma.
(*) Grienberger inventa la montatura equatoriale usata ancora oggi, grazie alla quale le stelle possono essere seguite nel tempo aggiustando un solo asse.


Dic. 1610. In una lettera al suo vecchio studente Padre Benedetto Castelli, Galileo scrive che coloro che non sono già convinti della verità di Copernico – da prima ancora della scoperta della fasi di Venere – sono filosofi sfigati "non curanti altro che un vano applauso dello stupidissimo e stolidissimo volgo". Un simpaticone, che dire. In mancanza di evidenza empirica, vuole il Copernicanesimo accettato per fede.


Le fasi di Venere (in basso)
Inoltre: Saturno ha le maniglie.


11 Dic. 1610. Galileo ottiene il credito per le fasi di Venere perché manda immediatamente una lettera a Keplero annunciando la scoperta, ancora prima di esserne sicuro. In tipico stile del Rinascimento Italiano, lo fa usando l'anagramma di un indovinello latino. Così, se provata, può fornire la chiave per decifrarlo, garantendosi la priorità nel caso qualcuno facesse un annuncio nel frattempo. Altrimenti, nessuno saprà che aveva fatto un annuncio precipitoso. L'anagramma era:
Haec immatura a me iam frustra leguntur o y
Keplero cerca di decifrarlo e fallisce. Un mese dopo, Galileo gli manda la chiave ed esso si rivela come:
Cynthia figuras aemulatur mater amorum.
(La forma di Cinzia è emulata dalla madre dell'amore)
che significa: Venere ha le fasi proprio come la Luna. Porco cane. Quei baldi rinascimentali adoravano proprio uscirsene con roba criptica del genere.


Il modello Tolemaico predice delle fasi per Venere, ma non queste fasi! Il modello Tolemaico è stato decisivamente falsificato e va immediatamente al tappeto, portandosi il modello Gilbertiano con sé. Due millenni di consenso scientifico vengono gettati fra le ceneri della storia.NT


Ma le fasi di Venere vengono predetta anche dai modelli Ticonico/Ursino.


Tre a terra, quattro ancora sul ring.




Nota del Traduttore: Di tutte le persone, Keplero scrive a Galileo dicendosi deluso da questa scoperta. Si era convinto che Venere brillasse di luce propria, e la cosa gli dà un gran mal di testa.


1611. Galileo si dà alla pazza gioia.

Galileo non amava lasciare la sua villa, tranne che per andare nella sua casa di città a Firenze. Soffriva di una forma di reumatismi che spesso lo costringeva a letto. In tutta la sua vita, fece solo sei viaggi a Roma. Il primo, come un giovane di 23 anni, lo effettuò nel 1587 per farsi un nome ed incontrare i pezzi grossi della matematica. Fra quelli che conobbe c'erano Christoph Clavius e Roberto Bellarmino. Quest'ultimo, mentre teneva lezione di cosmologia all'Università di Louvain, aveva fatto a pezzi l'idea delle 'sfere cristalline' e aveva proposto che lo spazio fosse un liquido. Entrambi gli uomini presero in simpatia il giovane insegnante di matematica e i suoi primi articoli, e Clavius in particolare lo sostenne, diventandone amico e mentore.


Adesso, all'età di 47 anni, ormai un mathematicus di successo, Galileo chiede il permesso(*) del Granduca per visitare Roma una seconda volta al fine di portare in tour il suo libro sulle Stelle Medicee (occhiolino-occhiolino). Il Duca viene rassicurato che sia i vertici del Collegio Romano (Clavius) che il Matematico Imperiale (Keplero) hanno avallato le sue scoperte e che il viaggio innalzerà sicuramente la statura del Gran Duca. Il permesso viene debitamente accordato.
(*) Notate che il permesso andava chiesto. Galileo era un
cortigiano e non poteva viaggiare senza l'autorizzazione ducale.


26 Marzo. Galileo arriva a Roma, chiama il suo amico Cardinale del Monte e presenta il suo bona fides dal Gran Duca.


30 Marzo. Galileo passa dal Collegio Romano per stare un po' a chiacchiera con Clavius, Lembo, Grienberger, Maelcote ed altri gesuiti, che trova completamente a suo favore. Avevano iniziato osservazioni regolari delle stelle Medicee due mesi prima e, confrontando gli appunti, le avevano trovate in perfetto accordo con le osservazioni di Galileo. Grienberger aveva fatto calcoli di ottica che indicavano che le lenti del telescopio potevano distorcere le immagini, ma lenti migliori avevano fugato i suoi dubbi.


2 Aprile. Galileo incontra il Cardinale Maffeo Barberini, che subito dopo scrive ai Medici che sarà felice di aiutare Galileo in ogni modo in suo potere. Tenete bene d'occhio Maffeo.


14 Aprile. Federico Cesi organizza una festa in onore di Galileo nella vigna di Monsignor Malvasia in cima al Gianicolo, il più alto dei colli di Roma. Gli invitati includono Padre Johann Schreck dalla Svizzera, Jan van Eyk dai Paesi Bassi, Joannes Demisiani dalla Grecia, ed altri. Van Eyk e Cesi sono Linceani. Galileo e Schreck lo saranno prima che l'anno finisca. Prima di cena, usano un occhiale per spiare il Palazzo Laterano attraverso il Tevere, leggendo le iscrizioni e contando le finestre. Dopo cena, osservano le lune di Giove. Nel mentre, o Demisiani o Cesi stesso suggerisce un nome dal Greco per la lente da occhiale: telescopio. Prenderà piede.
-- Shea, William R. & Mariano Artigas, p. 34 


Bobby Bellarmino
19 Aprile. Il Cardinal Roberto Bellarmino, adesso pezzo grosso nell'amministrazione, ai tempi della prima visita di Galileo a Roma era un professore del Collegio e mantiene un profondo interesse nella scienza moderna. Dopo aver scrutato egli stesso attraverso un telescopio*, si chiede quali siano le più vaste implicazioni delle nuove scoperte e chiede al Collegio Romano se le osservazioni di Galileo siano affidabili.
(*) aver scrutato lui stesso attraverso un telescopio. Ci sono casi di fisici aristotelici neo-pagani che si rifiutano di guardare attraverso i cannocchiali.

So che le RR. VV. hanno notitia delle nuove osservationi celesti di un valente mathematico per mezo d'un instrumento chiamato cannone overo ochiale; et ancor io ho visto, per mezo dell'istesso instrumento, alcune cose molto maravigliose intorno alla luna et a Venere. Però desidero mi facciano piacere di dirmi sinceramente il parer loro intorno alle cose sequenti:
Prima, se approvano la moltitudine delle stelle fisse, invisibili con il solo ochio naturale, et in particolare della Via Lattea et delle nebulose, che siano congerie di minutissime stelle;
2°, che Saturno non sia una semplice stella, ma tre stelle congionte insieme;
3°, che la stella di Venere habbia le mutationi di figure, crescendo e scemando come la luna;
4°, che la luna habbia la superficie aspera et ineguale;
5°, che intorno al pianeta di Giove discorrino quattro stelle mobili, et di movimenti fra loro differenti et velocissimi.
Questo desidero sapere, perchè ne sento parlare variamente; et le RR. VV., come essercitate nelle scienze mathematiche, facilmente mi sapranno dire se queste nuove inventioni siano ben fondate, o pure siano apparenti et non vere. Et se gli piace, potranno mettere la risposta in questo istesso foglio.
Di casa, li 19 d'Aprile 1611.
Delle RR. VV.Fratello in Christo
-- Bellarmino a Clavius

C'è spazio per il dubbio. Le lenti allora in uso hanno un campo visuale ristretto, non sempre possono essere puntate o messe a fuoco bene e (per via di impurità nel vetro) donano alle immagini una tinta verdastra. (Da cui, la Luna sembra formaggio verde! WTF?) Alcuni astronomi [come Horky] non vedono le lune di Giove, le montagne lunari o le macchie solari. Altri [come Cremonini] si rifiutano di guardare. Ricordate, queste sono le prime osservazioni nella storia mediate da uno strumento, la prima volta che un'osservazione non può essere direttamente verificata dai sensi. La vera rivoluzione astronomica fu il trasformare i pianeti da lucine nel cielo ad oggetti riguardo ai quali potevano essere fatte scoperte fisiche. L'Astronomia iniziò la transizione dai dipartimenti di Matematica a quelli di Fisica.


I Gesuiti risposero a Bellarmino pochi giorni dopo. Clavius è sui settanta e i suoi occhi non sono più all'altezza, ma i suoi più giovani assistenti, Grienberger, Maelcote, et al. sono stati a fare osservazioni meticolose coi loro telescopi e queste hanno confermato tutte le osservazioni di Galileo, se non tutte le sue interpretazioni. Clavius si chiede se le montagne lunari non possano in realtà essere differenze di densità su una superficie pellucida. Cigoli, il sostenitore di Galileo fra gli artisti, pensa che questa sia la prova che tutti i matematici devono imparare a disegnare. Ma Clavius è, per Dio, uno scienziato, e alla fine si ricrede via via che l'evidenza si accumula.


22 Aprile. Galileo ottiene un'udienza con Papa Paolo V, durante la quale viene molto onorato. Scrive al suo amico Salviati che il Papa non lo ha lasciato stare in ginocchio, bensì gli ha detto di alzarsi. Fa anche cenno ad alcune lettere di maldicenze ricevute da Firenze, ma fra i buoni auspici del Papa e il supporto dei Gesuiti le considera prive di importanza. (Paolo V nel 1607 aveva preso la decisione di buttar giù la decadente basilica di Costantino e costruire il San Pietro che conosciamo oggi. Era quasi finito quando Galileo fa visita.)
-- Shea, William R. & Mariano Artigas pp38-9


25 Aprile. Galileo viene introdotto come sesto membro nell'Accademia dei Lincei di Cesi. (Più tardi nello stesso anno, Padre Schreck sarà introdotto come settimo membro. Schreck porterà un telescopio con sé in missione in Cina, dove non avrà quasi alcun impatto sull'astronomia cinese.) Cesi verrà fatto principe nel 1613, ed accetterà di fare da garante per i futuri libri di Galileo. Se non fosse morto prima della pubblicazione del Dialogo, probabilmente molte delle difficoltà che seguirono sarebbero state evitate.


13 Maggio. Venerdì 13, i Gesuiti fanno baldoria con Galileo al Collegio Romano, dove gli danno l'equivalente di un dottorato onorario. Padre Maelcote legge un discorso sul Sidereus Nuncius in presenza dell'intero Collegio, oltre a svariati cardinali e notabili (incuso Cesi). È il culmine della visita romana e come risultato Galileo adesso può riferirsi a sé stesso come un astronomo "celebrato".* Clavius, da decenni amico di Galileo, pubblicherà queste scoperte e la loro conferma da parte della sua istituzione nell'edizione finale della sua Sphaera, il più importante libro di testo per l'astronomia in Europa, poco prima della sua morte nel 1612.
(*) astronomo celebrato. Per essere una celebrità uno deve essere stato celebrato con una simile celebrazione.


4 Giugno 1611. Galileo lascia Roma di sabato, molto soddisfatto di sé stesso e del suo successo. Il Cardinale Francesco del Monte ha preparato uno splendido resoconto per il Gran Duca.
"Il Galileo, ne` giorni che è stato in Roma, ha dato di sè molta sodisfatione, e credo che anche esso l`habbia ricevuta, poi che ha havuto occasione di mostrare sì bene le suo inventioni, che sono state stimate da tutti li valent`huomini e periti di questa città non solo verissime e realissime, ma ancora maravigliosissime; e se noi fussimo hora in quella Republica Romana antica, credo certo che gli sarebbe stata eretta una statua in Campidoglio, per honorare l`eccellenza del suo valore. "
-- Francesco Maria del Monte a Cosimo II, 31 Maggio 1611


Keplero, Harriot, Marius, Lembo, Maelcote, Grienberger, Fabricius, Scheiner? Chi son costoro? Galileo è in cima al f*****o mondo!


Cosa mai potrebbe andare storto?






Referenze

  1. Christie, Thony. The Renaissance Mathematicus. Una vera e propria miniera d'oro!! Alcuni articoli usati qua sopra:
  2. De Santillana, Giorgio. The Crime of Galileo. Chicago: University of Chicago Press, 1955.
  3. Huff, Toby. Intellectual Curiosity and the Scientific Revolution. Cambridge: Cambridge University Press, 2011
  4. Rowland, Wade. Galileo's Mistake. New York: Arcade Publishing, 2003.
    Shea, William R. & Mariano Artigas. Galileo in Rome. Oxford: Oxford University Press, 2003
  5. Sant, Joseph (2012). Jesuits and the Early Telescope:Scheiner and Grienberger. Retrieved from scientus.org



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