venerdì 10 marzo 2017

4. La Fabbrica del Fango


Altro ancora by The Old Flynn su The TOF Spot e The Auld Blogge: Mike Flynn's Journal!





Nota del Traduttore: I brani con lo sfondo azzurro sono traduzioni dalla traduzione inglese, non essendo riuscito a rintracciare le fonti in lingua italiana. Chiunque me le fornisse sarebbe di grande aiuto.

Precedentemente sulla Scazzottata...

  1. Abbiamo visto che c'erano robuste ragioni empiriche per accettare il consenso scientifico di una Terra stazionaria, in particolare l'assenza di parallasse stellare e di effetti alla Coriolis.
  2. In particolare, i Padri della Chiesa avevano interpretato la Scrittura alla luce di questo verdetto scientifico, dato che come chiunque altro assumevano che gli scienziati ci avessero azzeccato. Questo consenso è rimasto in piedi per 1400 anni.
  3. Agli inizi del '600, una serie di scoperte col telescopio avevano fatto tremare la cosmologia aristotelica ed una (le fasi di Venere) aveva danneggiato irreparabilmente l'astronomia tolemaica. Queste scoperte erano state fatte quasi in contemporanea da matematici di tutta Europa: Harriot, Fabricius pere et fils, de Peiresc, Marius, Galileo, Scheiner, Lembo, ed altri.
  4. Poiché la Terra era "chiaramente" stazionaria, la maggior parte degli astronomi migrò al sistema Ticonico o quello Ursino. Una manciata – perlopiù umanisti piuttosto che scienziati – si radunarono attorno al modello Copernicano. Il modello ellittico di Keplero per qualche ragione passò inosservato.
  5. Una scoperta – le macchie solari – risultò in una flamewar di proporzioni epiche fra Padre Christoph Scheiner, un matematico gesuita di Ingolstadt, e Galileo Galilei, matematico-cortigiano del Granduca di Firenze.
È il 1613, e Galileo ha pubblicato le sue Lettere sulle Macchie Solari, dopo che i censori hanno rimosso tutti i suoi appelli alla Scrittura. (Non avevano obiettato al suo esplicito supporto al copernicanesimo.) Nel frattempo, i nemici di Galileo stanno preparando un attacco. Alcuni uomini di decisa fede peripatetica hanno formato una "Lega" (come si chiamano loro stessi) intorno a Lodovico delle Colombe. Venutone a conoscenza, Galileo li chiamò "Lega del Pippione" (piccione). Lodovico, afferma, non apre mai la bocca senza dire qualcosa di stupido. L'amore di Galileo per gli sfottò brillanti potrebbe metterlo nei guai uno di questi giorni.

"La qual mia religiosissima e santissima mente, quanto più limpida apparirebbe quando fussero esposte in palese le calunnie, le fraudi, gli strattagemmi e gl'inganni, che 18 anni fa furono usati in Roma per abbarbagliar la vista ai superiori!"
-- Lettera di Galileo a Peiresc (21 Feb 1635)








Flashback: 2 Nov. 1612.

Il vecchio Niccolò Lorini (67) attacca le idee di Galileo. La voce si sparge e i suoi superiori domenicani lo costringono a scusarsi con Galileo. Dice che non ha menzionato nulla del genere nella sua omelia per Tutti i Morti, bensì "Ben è vero che, non per disputare, ma per non parere uno ceppo morto, sendo da altri cominciato il ragionamento, ho detto due parole per esser vivo, e detto, come dico, che quella opinione di quel`Ipernico, o come si chiami, apparisce che osti alla Divina Scrittura. " Ipernico? Vabè. Lorini non è esattamente al passo coi tempi su questi argomenti. Ma i predicatori non devono usare la parola che inizia con la E a meno che la questione non sia stata decisa a Roma. È una parola tabù, come chiamare qualcuno "fascista" nel dopoguerra, e non va usata fino a quando non è stato concluso che si discute di una vera e propria eresia. Galileo accetta le scuse di Lorini e non prende la faccenda sul serio.

Lorini è uno studioso umanista di una qualche fama, ed è stimato dalla Granduchessa Cristina di Lorena (47) e dall'Arciduchessa Maria Maddalena (23), madre e figlia, rispettivamente, del boss di Galileo. Quindi l'opinione di Lorini in un certo qual modo conta.

Il Palcoscenico

Le località principali: 1. Padova, nella Repubblica di Venezia, dove Galileo è stato insegnante di Castelli e dove ha fatto la maggior parte delle sue osservazioni.
2. Firenze e 3. Pisa, nel Granducato. Galileo vive e lavora nella prima mentre Castelli vive e insegna nella seconda.
4. Roma, nello Stato Pontificio, cioè dove sta il Pontefice. E Maffeo Barberini, Roberto Bellarmino, Prince Cesi, ed altri casanova.
La Repubblica è ostile allo Stato Pontificio ed ha una propria Inquisizione indipendente. La Toscana è alleata con gli interessi degli Asburgo e politicamente in conflitto con lo Stato Pontificio, di cui reclama alcuni territori.

Piano A


Benny Castelli,
l'allievo prediletto di Galileo.
Inizio semestre 1613. Anche se Galileo viene pagato col budget dell'Università di Pisa, non ha intenzione di tenere davvero lezioni. Si considera quello che noi chiameremmo un "research professor" e riesce a mettere in piedi un incarico a Padre Benedetto Castelli, il suo studente preferito di Padova, perché si occupi lui di insegnare. Era stato Benny che aveva suggerito a Galileo l'uso di una camera obscura per osservare il Sole. È un ardente copernicano; ma quando Castelli arriva a Pisa, il Supervisore dell'Università gli dice di non parlare del moto della Terra nelle sue letture. Castelli risponde No Problema, Baby, aggiungendo che Galileo non lo aveva mai fatto a Padova.* -- The Galileo Affair
(*) Galileo aveva difeso il modello geocentrico di Tolomeo nelle sue lezioni di Padova, falsificando il moto della Terra con gli argomenti tradizionali. (P.e., se la Terra si muovesse, le nuvole resterebbero indietro.)

La vecchia Signora Medici
Don't mess with Italian Mamas.
12 Dic. 1613. La corte toscana piomba in città per la visita annuale. "Ehi," dice il Duca, "andiamo tutti a Pisa!". Cosimo invita Castelli ad una grande festa a palazzo. Gli altri invitati comprendono su' mà (Cristina di Lorena), la su' sposa (Maria Maddalena), e il Prof. Cosimo Boscaglia (un filosofo di Filosofia ad Unipi), più parenti e cortigiani. Il Granduca chiede a Castelli se ha un telescopio e Castelli dice di sì, e parla a tutti delle sue ultime osservazioni delle lune di Giove dei pianeti Medicei, "e quivi si cominciò a dire che veramente bisognava che queste fossero reali e non inganni dell'istrumento". Questa era una preoccupazione legittima in quei primi anni, ma tutti, anche Boscaglia, concordano che queste novità sono reali.

Il portiere di Madama Cristina acciuffa Castelli mentre se ne sta andando e lo riporta indietro, e Castelli vede che alcuni degli ospiti sono ancora lì, inclusi il Professor Boscaglia, Paolo Giordano Orsini, cugino del Granduca (che verrà presto ordinato cardinale), e Antonio de Medici, figlio adottato del nonno del Duca (il che lo rende uno ziastro, suppone TOF). Boscaglia aveva detto alla Granduchessa che non poteva esserci moto terrestre principalmente perché (parte la musica minacciosa!) va contro le Sacre Scritture.* Castelli scrive a Galileo successivamente:
(*) Notate, ancora una volta è un laico a giocare la carta delle Scritture. Galileo ci aveva provata nelle Lettere sulle Macchie Solari. 
"E quivi Madama cominciò, dopo alcune interrogazioni dell'esser mio, a argomentarmi contro con la Sacra Scrittura: e così con questa occasione io, dopo haver fatte le debite proteste, cominciai a far da teologo con tanta riputazione e maestà, che V. S. haverebbe hauto gusto singolare di sentire. Il S.r D. Antonio m'aiutava, e mi diede animo tale, che con tutto che la maestà dell'AA. loro fosse bastante a sbigottirmi, mi diportai da paladino; et il Gran Duca e l'Archiduchessa erano dalla mia, et il Sig.r D. Paolo Giordano entrò in mia diffesa con un passo della Sacra Scrittura molto a proposito. Restava solo Madama Ser.ma, che mi contradiceva, ma con tal maniera che io giudicai che lo facesse per sentirmi. Il Sig.r Boscaglia si restava senza dir altro."
(Lettera: Castelli a Galileo, 14 Dicembre 1613)
Galileo, essendo Galileo, decide che Castelli non ha risposto bene come avrebbe fatto lui al suo posto, quindi scrive a Castelli e spiega come le Scritture potrebbero essere reinterpretate alla luce del copernicanesimo. Grave errore.
Non che Galileo si sbagli sulle Scritture, BTW. Sta solo ripetendo roba che gli uomini di Chiesa da Sant'Agostino d'Ippona al suo amico il Cardinal Conti ed altri hanno detto. Il problema è, siamo nel mezzo della Riforma Protestante, e la la Chiesa è un tantino irritabile a proposito di dilettanti che si mettono ad interpretare le Scritture.
Castelli pensa che la lettera di Galileo sia così dannatamente figa da farne copie e farle girare. Secondo grave errore. Almeno una finisce nelle mani sbagliate; ovvero, quelle del domenicano sopracitato Padre Niccolò Lorini. Ricordate: Galileo era stato acclamato dai Gesuiti, e i Gesuiti e i Domenicani si stanno sfidando per la Coppa d'Oro dei Cervelli Sublimi, ergo i "Cani del Signore"* potrebbero lanciare un affondo a Galileo anche solo per soddisfare la rivalità domestica.
(*) Il plurale latino per i Domenicani è Dominicanes, che può essere letto come Domini canes.

14 Dic. 1613. La tartaruga gesuitica ritira indentro la testa. Intento a tenere l'Ordine lontano dalle controversie, Padre Claudio Acquaviva, generalissimo dei Gesuiti, fa circolare un'istruzione di aderire strettamente all'aristotelismo nelle loro lezioni, reiterandone una precedente (24 maggio 1611) per assicurare uniformità nei piani di studi (Ratio Studiorum). Non bisogna includere "novità" o hobby personali nelle lezioni senza farle passare attraverso la commissione dei curriculum, cioè i superiori. Altrimenti, si potrebbe venire riassegnati lontano dall'insegnamento. Per una situazione analoga, immaginate che qualcuno venga licenziato dal ruolo di editore di una rivista scientifica dallo, diciamo, Smithsonian Institution perché ha pubblicato articoli non-darwiniani sul giornale.

Simon Mayr: vilipeso da Galileo
1614. Simon Marius, sù nella desolazione della Franconia, finalmente pubblica il suo Mundus Iovialis, che descrive il pianeta Giove e le sue lune. Grazie alle sue osservazioni più lunghe e accurate, ha derivato elementi orbitali più precisi di Ho-Fretta-Di-Pubblicare Galileo. E non avendo da sviolinare il Granduca di Toscana, è libero di seguire il consiglio di Keplero e chiamare le lune Europa, Io, Ganimede e Callisto. Fino al giorno della sua morte, Galileo non userà questi nomi.

Ma Simon rivendica di aver osservato le lune di Giove svariati giorni prima del toscano. La testa di Galileo esplode. Si sente padrone di tutto ciò che c'è in cielo, ed inizia a insultare Marius ed accusarlo di plagio. Dal momento che Galileo è famoso ed ha amici potenti, riesce a gettare nell'immondizia la reputazione del povero tedesco per i successivi 200 anni. Solo alla fine del XIX secolo le misurazioni di Marius verranno riesaminate e verrà capito che erano state ottenute in modo indipendente. Ma il Nord protestante stava ancora usando il calendario Giuliano mentre Galileo e il Sud cattolico stavano usando il nuovo ganzissimo calendario Gregoriano. Ad una prima occhiata, le date sugli gli appunti danno la priorità della scoperta a Marius, come affermava. Ma facendo le correzioni necessarie per via della differenza fra i calendari si trova che Simon ha visto le lune di Giove un dannatissimo giorno dopo Galileo.
  
Il Collegio Romano adesso è una scuola superiore. Le scoperte di Galileo venivano verificate sopra i suoi tetti.
Giugno 1614. Padre Christoph Grienberger (53), che è succeduto a Clavius come capo del Collegio Romano, dice a Giovanni Bardi (che quindi scrive a Galileo) che per via della direttiva di Padre Acquaviva deve aderire allo stretto aristotelismo, anche se avrebbe volentieri parlato a favore di Galileo. I Gesuiti hanno insegnato il copernicanesimo da un punto di vista strumentalista: ovvero, come un modo di calcolare predizioni ragionevolmente corrette, senza presunzione che le peculiarità del modello siano fisicamente reali.

Ricordiamo: Se il modello Copernicano (o Kepleriano) è fisicamente reale, ha bisogno di una Fisica completamente nuova per poter funzionare. Nessuno ha a portata di mano una Fisica del genere, e tutti aspettano ansiosamente che Newton nasca in modo da poter andare avanti.

Buon Natale, Galileo

21 Dic 1614. Il predicatore dominicano Tommaso Caccini predica un sermone dal pulpito di Santa Maria Novella, a Firenze, sul brano (in latino) "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?" (Atti 1:11). Viri Galilei ("Uomini di Galilea") può anche essere tradotto come "Uomini di Galileo." Certe persone non riescono proprio a resistere ad una freddura. Caccini, membro della Lega del Pippione, dice al suo pubblico che i matematici, propagatori di ogni sorta di idea eretica, dovrebbero esser banditi dagli stati italiani.

Suona strano. Ma ricordate che durante il Rinascimento le parole astrologus, astronomus e mathematicus sono sinonimi. A differenza del XIV secolo, il Rinascimento va pazzo per il bula bula mistico, e tutti credono che ci debba essere qualcosa di vero. Galileo, Keplero e tutti gli altri formulano oroscopi, e non solo perché hanno bisogno di soldi. Ma l'astrologia rimane formalmente eretica, quindi i "matematici" sono davvero sospetti di eresia. Non c'è alcun dubbio che Galileo sia nel mirino di Caccini. "Il termine 'provocateur' non è stato ancora inventato," dice de Santillana, "ma l'accusa è vecchia come il mondo." (De Santillana, Giorgio. p.44, Ed. ingl.)

Qui iniziano quelle che Galileo anni dopo descriverà come le calunnie, le fraudi, gli strattagemmi e gl'inganni, che 18 anni fa furono usati in Roma per abbarbagliar la vista ai superiori! Che la lotta nel fango inizi.


Quello che stupisce il pubblico fiorentino ora è che un mero frate abbia attaccato un popolare membro della classe regnante, un amico personale del Granduca e un rinomato studioso le cui scoperte sono state applaudite dal Papa e dai Cardinali. O Caccini ha appena compiuto un pericoloso faux pas – un attacco a Galileo è implicitamente un attacco a Cosimo de Medici – o ha potenti sostenitori nascosti nell'ombra. Se allora Internet fosse stato inventato, i forum e i blog sarebbero esplosi di speculazioni e teorie di complotto. (De Santillana, Giorgio. p.112)


Inverno 1614/1615. Padre Luigi Maraffi, maestro Generale dei Domenicani, che è in buoni rapporti con Galileo, scrive una lettera di scuse su Caccini "poiché per mia disgrattia sto a parte di tutte le bestialità che possono fare et che fanno trenta o quarantamila frati". Incontratolo, Galileo dirà di Caccini: "io mi accorsi non meno della sua grande ignoranza che di una mente piena di veleno e priva di carità". Lo stesso fratello di Caccini condivide il giudizio, scrivendogli che ha compiuto "una impertinenza troppo grande" e "coglionerie" spinto da "mali humori", e conclude che "in questa vostra scappata non ci è né ragione divina né humana che la voglia".

Ma il Principe Federico Cesi (29), amico di Galileo e leader dell'Accademia dei Lincei, che ne sa a pacchi su come si vive in Italia e nel Rinascimento, consiglia a Galileo di cucirsi le labbra. Altrettanto fa il Cardinale Piero Dini (44), un altro amico. "Seben sappia V. S. che il prohibire o suspendere [libri] è cosa facilissima," scrive Cesi, "e si fa etiam in dubio [anche in caso di dubbio]." Quindi se Galileo solleva un polverone sulla faccenda, potrebbe spingere Bellarmino a sospendere il libro di Copernico per anche solo per darci un taglio. Questo potrebbe essere proprio l'obiettivo della Lega del Pippione! Galileo accetta di fingersi addormentato.

La Lega del Pippione mugugna. È giunto il momento per il...

Piano B


Fine 1614. Lorini – vi ricordate di lui? -- incontra Caccini a Pisa e gli dice ehi, si può sapere che ti è passato per la testa, amico?! Venutone a conoscenza, Benedetto Castelli pensa che Lorini abbia finalmente visto la luce, ma è più probabile che sia una critica tattica. Non fare incavolare il Granduca insultando il suo prediletto, imbecille. Se vuoi accusare qualcuno di eresia, hai bisogno di prove di vera e propria eresia – e in materia solo il Sant'Uffizio può far sentenze e similia, non Frate Nessuno da Chissà Dove. Caccini ci pensa sù.

Mentre Lorini è a Pisa, qualcuno gli passa una copia della Lettera a Castelli di Galileo. Lorini resta inorridito leggendo che Galileo pontifica di esegesi scritturale, e se ne fa una copia. Nel processo, Lorini cambia
  • "Si trovano nella Scrittura molte proposizioni le quali, quanto al nudo senso delle parole, hanno aspetto diverso dal vero""...che sono false quanto al nudo senso delle parole" e
  • "Non s'è astenuta la scrittura d'adombrare de' suoi principalissimi dogmi, attribuendo sino allo stesso Dio condizioni lontanissime e contrarie alla sua essenza...""...di pervertire de' suoi principalissimi dogmi"
Non altera il senso basilare dei passaggi, ma li riscrive in modo più provocatorio. Siamo sicuri per sbaglio. Come no.

7 Feb. 1615. Ritornando a Firenze, Lorini manda una lettera al Cardinale Paolo Sfondrati (54), prefetto della Congregazione dell'Indice, con un brano di presentazione che denuncia i "Galileisti" "che vogliono esporre le Sante Scritture a lor modo". Notate che l'accusa è di interpretazione delle Scritture, non eliocentrismo. La teoria di Copernico sarebbe semplicemente l'occasione dei Galileisti per improvvisare sulla scrittura, un po' l'incidente di Gleiwitz fu il pretesto per la Germania per attaccare la Polonia.
Johnny Ciampoli, MAPSEO di Galileo in corsa per la Curia
Inizio 1615. Nel frattempo, giù a Roma... Paolo Antonio Foscarini, un professore Carmelitano di Teologia all'Università di Messina, è venuto nella Città Eterna in quello che noi chiameremmo un tour di presentazione del suo libro Lettera sopra l'opinione de' Pittagorici, e del Copernico, della mobilità della terra e stabilità del sole. Ne manda una copia a Bellarmino e si offre di dibatterne con chiunque si faccia avanti, argomentando che la Scrittura è espressa nel linguaggio delle persone comuni, non nel linguaggio dell'astronomia. Il Principe Cesi trova il tempismo ottimo. Galileo chiede a Giovanni Ciampoli (26), un amico di lunga data presso la corte dei Medici che ora sta facendo carriera in Curia, cosa bolle in pentola.
L'Indice. Il Principe Cesi non era preoccupato che l'eliocentrismo venisse condannato, ma temeva che il libro venisse piazzato sull'Indice. L'Indice era uno strumento per tenere sotto controllo il diffondersi dell'eresia, che è stato facilitata dall'invenzione di Internet della stampa. I libri con passaggi ambigui che potevano essere interpretati in modo eretico venivano spesso sospesi finché non venivano fatte correzioni e chiarimenti. Uno dei libri dello stesso Bellarmino era stato messo all'Indice da Papa Sisto V.
16 Feb. 1615. Galileo annusa l'aria e chiede a Castelli di restituirgli la lettera originale e, una volta ricevuta, ne fa una nuova copia, forse con le proprie alterazioni. Chiede al suo amico Cardinale Dini di mostrarla a Padre Grienberger e (se possibile) al Cardinal Bellarmino. Dice a Dini che la lettera a Castelli era stata scritta di fretta e che è indaffarato a revisionarla. (La revisione diventerà la Lettera a Cristina di Lorena.)

Intorno al 25 Feb. 1615. Dini si vede con Bellarmino e il giorno dopo con Grienberger. L'incontro verosimilmente ebbe luogo intorno al 25 febbraio. Dini scrive a Galileo il 7 marzo.
“E quanto al Copernico, dice S. S. Ill.ma [Bellarmino] non poter credere che si sia per proibire, ma il peggio che possa accaderli, quanto a lui, crede che potessi essere il mettervi qualche postilla, che la sua dottrina fusse introdotta per salvar l'apparenze, o simil cose, alla guisa di quelli che hanno introdotto gli epicicli e poi non gli credono; e con simil cautela potrebbe parlar V. S. [Galileo] in ogni occorrenza di queste cose [...] [Riguardo ai passaggi della Bibbia] e se bene io replicai che anche questo si potrebbe dichiarare col nostro solito modo d'intendere, mi fu risposto non esser cosa da correrla, sì come non è per corrersi a furia nè anche a dannare qualsivoglia di queste opinioni. [...] E havendomi detto il S.r Cardinale che harebbe chiamato a sè il P. Grembergero per discorrer di queste materie, stamattina son ritornato da questo Padre per sentire se ci era novità alcuna; e non trovo altro di sustanza, oltre al detto, se non che harebbe hauto gusto che V. S. havesse prima fatto le sue dimostrationi, e poi entrato a parlare della Scrittura.Dalla lettera di Dini a Galileo, 7 marzo 1615
Non abbiamo fretta, ha detto Bellarmino a Dini, né di abbracciare che di condannare questa teoria. Ma mentre Bellarmino non ha problemi ad interpretare le Scritture se il copernicanesimo dovesse essere dimostrato con certezza, è un problema finché rimane solo un'ipotesi. L'esegesi certamente evolve via via che otteniamo nuovo sapere, ma deve essere sapere, non semplici ipotesi.

25 Feb. 1615. Dato che la lettera consegnata da Lorini non è in stampa, l'Indice decide che non ha giurisdizione su di essa e la passa al Cardinale Giovanni Millini (52), Segretario del Sant'Uffizio. L'Uffizio si riunisce nella residenza di Bellarmino: presenti sei altri cardinali, il commissario, l'assessore e il notaio. Ma tutto quello che hanno è la lettera di accompagnamento di Lorini – che non è una deposizione giudiziaria, e quindi non ha valore legale – e la copia della Lettera a Castelli. Un inquisitore la ha esaminata e ha trovato che "le parole falso e pervertire suonano assai male", ma poiché per il resto la lettera è ortodossa, potrebbero essere usate in modo innocente nel contesto. (La versione di Galileo del testo è già nelle mani di Dini a questo punto, ma l'Uffizio non ne prende ufficialmente nota. Se Dini abbia incontrato Bellarmino poco prima o poco dopo la riunione ufficiale non è chiaro.)

Sapendo che Lorini è ostile a Galileo, l'Uffizio decide di far sì che Alessandro Marzi de'Medici (57), arcivescovo di Firenze, ottenga con discrezione* l'originale firmato e lo consegni. Da parte sua Millini scrive a Francesco Bonciani, appena ordinato arcivescovo di Pisa (dove vive Castelli), per velocizzare la questione.
(*) con discrezione. I procedimenti ufficiali sono segreti in modo che nessuno venga esposto a scandali sulla base di semplici accuse. Le accuse false sono esse stesse punibili dall'Inquisizione.

12 Mar. 1615. L'Arcivescovo Bonciani dice a Castelli di rinunciare a quelle indifendibili posizioni sulla Terra che sarebbe in movimento. Castelli chiede pacatamente i motivi razionali per cui dovrebbe farlo, ma non riesce a dare un senso alla risposta dell'arcivescovo. Al che l'arcivescovo dice "che era pronto a far conoscere e a V. S. e a S. A. S.ma [Cosimo II] e a tutto il mondo, che queste sono tutte frascherie e che meritano essere dannate"*, e, visto che ci siamo, per caso ha una copia della lettera che Galileo le ha scritto, che mi piacerebbe tantissimo vederla? Castelli dice che non la ha (l'ha restituita a Galileo il mese precedente) e l'arcivescovo gli dice di chiederne una copia. Castelli dice certo, e riferisce a Galileo tutto quello che è successo. (Lettera: Castelli a Galileo, 12 marzo 1615)
(*) che era pronto a far conoscere: Come fa a saperlo? Forse fa 2+2 quando il Sant'Uffizio gli chiede di vedere la lettera; ma forse Bonciani è un Pippione!

13 Mar. 1615. Il Santo Uffizio chiude il fascicolo della denuncia con una nota di ordinaria amministrazione. Non c'è niente da vedere gente, circolare.

Il Cardinale Maff (30) nel 1598
14 Mar. 1615.  Dini si incontra col il MAPSEO di Galileo, Maffeo Barberini, che non ha udito di nessun problema ma vorrebbe che Galileo si occupasse di matematica e non cercasse di insegnare ai teologi come si fa il loro lavoroNT. Maffeo è membro dell'Indice, e la denuncia di Lorini era stato mandata via dal prefetto della Congregazione, per cui non ne è a conoscenza. Il Sant'Uffizio, che ha in mano la faccenda, non sbandiera le cose ai 4 venti, quindi Maffeo non saprà di questa vicenda fino a parecchi anni dopo esser stato eletto Papa.
NT: In una lettera del 28 febbraio, Ciampoli riferisce a Galileo l'opinione del Cardinale: «stimerebbe in queste opinioni maggior cautela il non uscir dalle ragioni di Tolomeo o del Copernico, o finalmente che non eccedessero i limiti fisici o matematici, perché il dichiarar le Scritture, pretendono i theologi che tocchi a loro»


21 Mar. 1615. Ciampoli dice a Galileo che lui e Dini hanno annusato a fondo l'aria che tira e non hanno scorto nessun gran movimento in vista, solo le solite voci che uno può sempre trovare a Roma. Ciampoli pensa che il libro di Foscarini, come qualsiasi libro che ha a che fare con le Scritture, corra il rischio di sospensione da parte dell'Indice. È meglio"star fuori dalla sacrestia"NT.

NT: Riferisce anche: «[Il Card.l Dal Monte] diceva d'haverne tenuto lungo ragionamento col S.r Card.1 Bellarmino: e ci concludeva che quando ella tratterà del sistema Copernicano e delle sue dimostrationi senza entrare nelle Scritture, la interpretatione delle quali vogliono che sia riservata a i professori di theologia approvati con publica autorità, non ci doverà essere contrarietà veruna». Ancora una volta, fate pure il vostro lavoro da Fisici e non impicciatevi di quello altrui.

Quindi È Tutto A Posto, e Si Preannuncia Una Serena Navigazione.

Eccetto per quello che era successo il giorno prima 
 

Riferimenti

  1. Christie, Thony (2009) Astronomy and Astrology.
  2. Christie, Thony (2013) Refusing to look
  3. De Santillana, Giorgio. The Crime of Galileo. Chicago: University of Chicago Press, 1955.
  4. The Galilean Library. Non-Intellectual Contexts.
  5. The Galileo Project. Chronology.
  6. Linder, Douglas. The Trial of Galileo.
  7. Rowland, Wade. Galileo's Mistake. New York: Arcade Publishing, 2003.
  8. Shea, William R. & Mariano Artigas. Galileo in Rome. Oxford: Oxford University Press, 2003.
  9. Shea, William R. & Mariano Artigas. The Galileo Affair. Un veloce sommario del 9, con slides.

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